Il significato di “Aida”, la celebre canzone di Rino Gaetano

Aida è una delle canzoni più famose di Rino Gaetano, un incredibile cantautore Italiano che ha prodotto testi dal forte impatto politico e culturale.

All’interno del testo viene descritta la storia del ‘900 italiano, visto attraverso gli occhi di un unica donna – Aida – che rappresenta l’anima e il cuore di tutte le donne d’Italia che hanno sofferto ed affrontato quegli anni.

Riguardo la canzone, Rino Gaetano ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Io ho cercato di scrivere, di portare in canzonetta, la storia dell’Italia, degli ultimi 70 anni italiani, partendo un po’ dalle guerre coloniali fino ad oggi. E allora mi sono servito, per fare questa canzone qui, di una donna, che ha vissuto, attraverso i suoi amori e i suoi umori e la sua cultura, la politica italiana. Questa donna si chiama Aida.

Significato della canzone

Tutto inizia con Aida che sfoglia il suo album di fotografie, in una casa circondata da «i suoi tabù, le sue madonne e i suoi rosari».

La simbologia è evidente fin dall’inizio, e fa riferimento alla potente cultura cattolica, che ha involontariamente direzionato le azioni della maggior parte della popolazione.

Viene poi citato il grido di battaglia «alalà», introdotto dagli aviatori italiani e da D’Annunzio durante l’attacco a Pola del 1917. Lo stesso grido è poi diventato parte integrante della cultura del fascismo.

Si continua con i riferimenti a figure importanti, molto conosciute nella prima metà del ‘900. Rino Gaetano cita l’attrice tedesca Marlene Dietrich e Charlot, il personaggio interpretato da Charlie Chaplin.

A questo punto, lo scenario cambia ed il tono della canzone si fa più cupo.

Arriva la descrizione inevitabile della guerra ( «e dopo giugno/ il gran conflitto»), prendendo come data di riferimento il 10 giugno 1940, quando Mussolini si affacciò dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare che l’Italia era ufficialmente entrata in guerra; quella stessa guerra che lasciò «un paese diviso» e «più nero nel viso».

Inizia così la seconda parte della canzone, ovvero il dopoguerra.

Per rappresentare quegli anni Rino sceglie di descrivere i “compromessi”, la “povertà”, i “salari bassi”, la “fame” e il “terrore russo”, ovvero tutti gli elementi più significativi.

Il testo termina con i «trent’anni di safari», i trent’anni di lotte tra politici (descritti come «antilopi e giaguari»), e gli imprenditori (descritti come «sciacalli»).


La vita di Rino Gaetano raccontata nel libro-tributo di Yari Selvetella Rino Gaetano. Il figlio unico della canzone italiana
Rino Gaetano

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